Ci sono oggetti che non si limitano a sostenere la luce, ma la preparano, la custodiscono, quasi la pensano prima che...
Forme della luce: parliamo con Lorenzo sulle basi lampada de La Corallina
Ci sono oggetti che non si limitano a sostenere la luce, ma la preparano, la custodiscono, quasi la pensano prima che accada. Le basi lampada de La Corallina appartengono a questa categoria ambigua e affascinante: non semplici supporti, ma forme cariche di memoria, attraversate da una genealogia antica che affonda nella terra, nella ceramica, nel simbolo.
Ne parliamo con Lorenzo, in un dialogo che si muove tra artigianato e storia, tra Toscana e Sicilia, tra gesto e tradizione.
Le basi lampada che proponete hanno forme molto riconoscibili, quasi archetipiche. Penso soprattutto alle pigne. Da dove nasce questa scelta?
«La pigna è una forma che esiste prima di noi e, in un certo senso, continuerà dopo. È un segno naturale che diventa simbolo già nell’antichità: nel mondo romano era legata alla fertilità, all’abbondanza, alla continuità della vita. Ma è nel Mediterraneo, e in particolare in Sicilia, che questa forma trova una sua densità quasi rituale. Le pigne in ceramica, poste all’ingresso delle case o sui balconi, sono augurio, protezione, promessa.Quando scegliamo una base a pigna, non stiamo solo scegliendo una forma decorativa: stiamo portando dentro uno spazio domestico una stratificazione di significati. La luce che poi si accende sopra non è neutra: è una luce che eredita questa memoria.»
C’è una forte varietà nelle superfici: lisce, puntinate, quasi “spinose”. È solo una questione estetica?
«Direi di no. La superficie è il luogo in cui la forma si articola nel tempo. Le pigne che vedi, con quelle minute escrescenze regolari, sono il risultato di una traduzione artigianale di un dato naturale: la struttura stessa del seme, la sua geometria ripetitiva.Ma c’è anche una questione di luce. Una superficie liscia riflette, una superficie articolata trattiene, frantuma, diffonde. Quando una lampada si accende, queste piccole variazioni diventano decisive: la luce si spezza, si addolcisce, si fa più intima. È un lavoro invisibile, ma fondamentale.»
Da dove provengono questi oggetti? Si percepisce una pluralità di mani, di tradizioni.
«Sì, ed è una cosa a cui teniamo molto. Non produciamo in un unico luogo: lavoriamo con diversi fornitori, soprattutto tra Toscana e Sicilia. Sono territori che hanno una lunga tradizione ceramica, ma anche sensibilità diverse.La Toscana ha una misura, una certa sobrietà formale; la Sicilia, invece, ha un rapporto più espansivo con il colore e con il simbolo. Noi cerchiamo di tenere insieme queste due anime, senza forzarle. Ogni base lampada è il risultato di un dialogo: tra chi la realizza, chi la sceglie, e infine chi la accoglie in casa.»
In un’epoca dominata da oggetti industriali, che senso ha proporre queste forme così radicate nella tradizione?
«Forse proprio questo è il punto. Non si tratta di nostalgia, ma di continuità. Queste forme non sono “antiche” nel senso di superate: sono persistenti. Continuano a funzionare perché rispondono a qualcosa di essenziale, che non cambia così rapidamente.Una base lampada a pigna, o una sfera lavorata a mano, non è solo un oggetto: è una presenza. Ha un peso, una materia, una storia. E in qualche modo rallenta lo sguardo, lo costringe a soffermarsi.In fondo, anche la luce ha bisogno di tempo per essere davvero vista.»
Così, tra smalti lucidi e superfici punteggiate, tra il bianco panna e i blu intensi, le basi lampada de La Corallina si rivelano per ciò che sono: non accessori, ma soglie. Luoghi in cui la luce incontra la forma, e la forma, silenziosamente, restituisce memoria.
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