Ci sono collezioni che nascono per accompagnare, e altre che nascono per "prendere posizione". Zanzibar appartiene...
Intervista a Valentina sul concept della collezione Zanzibar
Intervista a Valentina sul concept della collezione
Ci sono collezioni che nascono per accompagnare, e altre che nascono per "prendere posizione". Zanzibar appartiene alla seconda categoria: una linea che usa il colore in modo netto, senza mediazioni, trasformando la tavola in uno spazio espressivo. Ne parliamo con Valentina, che ci racconta l’idea e il pubblico che più la comprende.
Zanzibar colpisce subito per la forza cromatica. Da dove nasce questa scelta così decisa?
Il colore, in Zanzibar, non è decorazione ma un vero linguaggio. Volevamo evitare qualsiasi neutralità: ogni tonalità è pensata per essere presente, riconoscibile, quasi fisica. È una scelta intenzionale, perché il colore ha la capacità di cambiare l’atmosfera di un ambiente in modo immediato. Qui non è accompagnamento ma una dichiarazione di espressività. Come diceva Matisse, “il colore, soprattutto, e forse più del disegno, è una liberazione” e Zanzibar nasce proprio da questa libertà.
Il riferimento al viaggio è evidente, ma non è mai "letterale". Come avete lavorato sul concept?
Non ci interessava raccontare Zanzibar in modo illustrativo o folkloristico. Il viaggio è più emotivo che geografico. Pattern, contrasti, accostamenti forti: tutto rimanda a un’idea di altrove che è sensoriale. È una collezione che funziona per evocazione, non per citazione diretta. L’obiettivo era creare oggetti che portassero energia, calore, ritmo, senza spiegarsi troppo.
Chi è l'acquirente tipo di questa collezione?
È un pubblico sofisticato, che non cerca oggetti banali. Persone che capiscono il valore di un concept forte, anche quando non è accomodante. Zanzibar piace a chi è disposto a fare una scelta chiara, a chi vede la tavola come un’estensione del proprio gusto e non come uno spazio neutro. Non serve “capire tutto”: basta sentire che dietro c’è un’idea.
In che modo Zanzibar cambia il modo di pensare la tavola?
La trasforma in un luogo espressivo. Non è più solo apparecchiatura, ma gesto estetico. Anche un singolo sottopiatto può diventare un punto di tensione visiva, un accento forte. Zanzibar accetta questo rischio.
Se dovessi definire la collezione?
E' una delle nostre collezioni a cui più teniamo perchè Zanzibar è frutto di una ricerca stilistica che guarda a molti fattori. È una collezione che ha una forte personalità.
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