C’è un momento preciso, ogni anno, in cui la luce smette di limitarsi a illuminare e comincia a rivelare. È una...
La forma della primavera
Il colore come esperienza. Conversazione con Valentina, Art Director de La Corallina
C’è un momento preciso, ogni anno, in cui la luce smette di limitarsi a illuminare e comincia a rivelare. È una soglia quasi impercettibile, eppure decisiva: la primavera non entra nello spazio, lo trasforma. Il colore, allora, non è più un attributo, ma una condizione.
Nel lavoro di La Corallina, questo passaggio diventa progetto. Le superfici si fanno porose alla luce, i motivi botanici non decorano ma instaurano una relazione, e l’oggetto domestico torna a essere ciò che, in fondo, è sempre stato: un mediatore tra il mondo e lo sguardo.
Ne parliamo con Valentina, art director del brand fiorentino.
Il colore, in primavera, sembra smettere di essere una scelta estetica e diventare una forma di presenza.
È esattamente così. Il colore non è mai neutro, ma in primavera questa verità diventa evidente. Non è più contenuto nella forma: la attraversa, la espande.La collezione Procida, ad esempio, nasce da un’intuizione molto precisa: che il colore possa produrre una vibrazione spaziale. I contrasti, i fondi luminosi, la tensione tra il motivo floreale e la superficie non sono pensati per rappresentare un fiore, ma per restituire la sua energia, il suo accadere. Procida non descrive la primavera, la mette in atto.
In Mahé Orchidee, invece, il rapporto con il botanico sembra più sospeso, quasi meditativo.
Mahé Orchidee è una collezione che lavora sulla distanza. L’orchidea è un fiore che non si impone, ma si concede. Ha una temporalità lenta, una presenza che non invade mai completamente lo spazio. Abbiamo cercato di rispettare questa qualità, lasciando che il fondo rimanesse arioso, che il colore non saturasse la superficie. Il risultato è un oggetto che non chiude lo sguardo, ma lo prolunga. In questo senso, Mahé Orchidee introduce nella casa una forma di silenzio visivo, una pausa.
Levanzo introduce invece una pluralità cromatica molto più ampia, quasi una costellazione.
La primavera non è mai monocorde. È una stagione plurale. Con Levanzo, ci interessava lavorare su questa idea di coesistenza: ogni colore mantiene la propria identità, ma è nella loro relazione che emerge il senso complessivo. La tavola, allora, non è più una superficie uniforme, ma un campo visivo aperto, mobile. Levanzo permette alla casa di non essere mai completamente definita, ma sempre in trasformazione.
Questo principio diventa ancora più evidente nei paralumi, dove il colore incontra la luce.
Sì, perché il paralume introduce una dimensione ulteriore: il colore non è più solo visto, ma vissuto. Il paralume Flora Geranei genera una luce vibrante, instabile, quasi atmosferica. I motivi floreali, attraversati dalla luce, perdono la loro fissità e diventano evento luminoso.
Flora Ortensie, al contrario, lavora su una tonalità più raccolta. Le ortensie hanno una qualità quasi trattenuta, e la luce che producono modifica lo spazio in modo più intimo, più continuo.
Il paralume non è un oggetto che si guarda. È un oggetto che modifica il modo in cui tutto il resto appare.
Possiamo dire che queste collezioni non introducono semplicemente il colore nello spazio, ma cambiano il modo in cui lo spazio esiste?
Credo che il compito del design sia esattamente questo. Non aggiungere, ma trasformare. Procida, Mahé Orchidee, Levanzo, insieme ai paralumi Flora Geranei e Flora Ortensie, non sono oggetti che occupano uno spazio. Sono oggetti che lo riaprono. La primavera, in fondo, non è una stagione. È una possibilità dello sguardo. E il design può renderla abitabile.
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